Il calcio in Italia dovrebbe farlo la gente che ha vissuto il calcio italiano e che ha esperienza specifica...
a Trigoria qualcuno li ha avvertiti di cosa troveranno a Pescara?
Lo schema di Sdengo - Alta chirurgia: il Napoli, caricato dai festeggiamenti per il rinnovo di Insigne, oggi probabilmente batterà er pòro Sassuolino (AGGIORNAMENTO: ok, il Napoli ha pareggiato ma certi film li abbiamo visti tante volte). Il Pescara, straultimo, non ha niente da perdere: può fare solo collezione di gol degli ex. A Trigoria si continua a dire in modo sinistro "Siamo in forma", "Dobbiamo arrivare secondi", "Se non vinco me ne vado". L'humus ideale per la vendetta di Goicoechea...
Si dice che Caprari, Pepe, Crescenzi, Verre, Bovo, e Memusciai abbiano rivisto il leggendario gesto per 20 volte al giorno durante questa settimana
Gilardino intantodichiara: "Speriamo che Fazio e Manolas pensino che mi sono ritirato l'estate scorsa".
Aquilani ha fatto pervenire un sms di scuse al Pescara, sua ex squadra fino a gennaio scorso. Potrebbe non essere presente alla sfida degli ex romanisti causa impegni contrattuali....ma forse Di Francesco gli dà il nulla osta per il teletrasporto.
Spalletti pizzicato al Fashion Foodballer dopo aver visto Fiorentina-Inter
Dedicato a chi ha onorato le stracittadine, a quell'atmosfera magica, alla Curva Sud che ribolliva d'amore...
Zeman e il derby. Un binomio stonato all'origine, sull'una e sull'altra sponda del Tevere. Se quando il Boemo sedeva sulla panchina laziale fu Carletto Mazzone a fargli rimanere amara la frase madre "Il derby è una partita come tutte le altre", da tecnico romanista Sdengo incappò nei "4 su 4"firmati Sven Goran Eriksson. Un'esperienza a dir poco allucinante dal momento che nell'annus horribilis '97-98 la Roma uscì sempre sconfitta dalla stracittadina e, in un confronto di Coppa Italia, fu addirittura il pòro Gottardi a mettere ko i giallorossi.
Tuttavia il ricordo di uno dei derby più belli di sempre resta legato proprio alla figura di Zeman. E' il 29 novembre del 1998. Il primo Lazio - Roma dopo il filotto biancoceleste. La paura è tanta. Il film può partire: Tele+, la prima pay tv di sempre, trasmette la partita. Un giro di telefonate tra amici per scegliere il posto in cui vederla, la tensione che sale. Ma sì andiamo a Trastevere, dai. Conosco un posticino.... Si entra, ci si siede, si ordina. Uno sguardo in alto: il ristorante è tutto una sciarpata laziale. "Cazzo è già cominciata", "Annàmo via, sentìmo la radio". Ma è troppo tardi per pagare e andarsene: fin dalle prime battute di gioco il Dio del calcio ha deciso che quella sarà una partita speciale.
Al 25', Pierino Wome, uno che aveva due tombini al posto dei piedi (in Camerun è ancora ricercato dopo aver sbagliato un calcio di rigore), azzecca probabilmente la cosa migliore in tutta la sua carriera. Apertura di sinistro che sembra disegnata da Giotto, difesa della Lazio aperta in due e zampata vincente di Cammellone Delvecchio con Marchegiani a farfalle. Il proprietario ci guarda male ma adesso non possiamo più andar via. Passano tre minuti e la Lazio, all'epoca una corazzata, pareggia: lancio chilometrico di Mihajlovic per Mancini che, senza vedere il pallone arrivare alle sue spalle, batte Zucchina Chimenti sul suo palo con un sinistro al volo di rara bellezza. Il mio amico Massi attenta al mio udito: "Ma chi ccazzo se lo tiene!". Poi scende il silenzio. Lo dicevo io che avevamo segnato troppo presto...
Secondo tempo: si mette subito male. Punizione dal vertice sinistro, Mancini scappa a tutti, colpo di tacco e la Lazio va sopra. Stavolta è il proprietario del ristorante a strillare. Massi, da sempre esteta del bel gioco, si alza e applaude con sorprendente sportività il gesto tecnico del Mancio. Forse spera in uno sconto. La partita però sconti non ne fa (specialmente alla Roma). Farina manda fuori Petruzzi per doppio giallo dopo un "fallo tattico" sul Matador Salas. Ma il peggio deve ancora venire. Pierino Wome, tornato piedi di ghisa, si fa prendere il tempo da Salas e stende il cileno in area. Rigore netto. Scongiuri di ogni tipo...anche in serbocroato. 3 a 1 dello stesso Salas dagli undici metri. E il "5 su 5" sembra realtà. Arriva il proprietario del locale che in maniera sapida ci fa una proposta indecente: "Ahò...stasera ve fàmo lavà li piatti".
E mentre la cucina sembra attenderci in maniera tenebrosa, la partita prende una piega inaspettata, anzi, incredibile. minuto numero 78': rimessa lunga di Wome (sempre lui) dalla sinistra, bella sponda di Di Francesco per il Capitano. Serpentina di Totti in piena area che si porta a spasso tutta la difesa laziale, centro per l'accorrente Di Francesco che con una "puntata" manda la palla nel sacco. Il volto di DiFra è una maschera di rabbia. Sdengo in panca è pietrificato nonostante si sia acceso la decima sigaretta. Non possiamo finire la serata a lavare i piatti.
All'82 l'apoteosi: Delvecchio gioca ad asso pigliatutto con lo sbarellante Couto, la palla finisce al limite dell'area dove arriva Totti. Protocucchiaio che supera Marchegiani e poi il boato: della Sud, di Massimo Marianella in tv e di noi al tavolo. Massi, rosso come un peperone, ha gli occhi fuori dalle orbite: "Tottigòòòòòòòò!!!". Qualcuno lancia un "Cragnotti pijatelander....". Il Capitano ha segnato il suo primo gol in un derby. 3 a 3...incredibile. Poi la prima di quelle magliette tanto care agli aquilotti "29-11-98 Ragazzi Carica!". Franco Sensi che strilla in tribuna come un tifoso. Se lo abbracciano tutti come se fosse il papa. Il proprietario ritorna mesto in cucina. "Gufo laziale stavolta t'è ita male!".
Ma incredibilmente non è finita: punizione magistrale di uno scatenato Totti, testa di Delvecchio e palla in rete. 3 a 4!!! Follia pura a una manciata di minuti dal novantesimo. Stavolta ci alziamo in piedi. "Nun te pagamo...laziale nun te pagamo!". Ma Farina annulla un gol validissimo e il risultato torna in parità. L'oste la scampata. Per noi, nel mezzo dei vent'anni, la notte è ancora piccola. Tra canti, cori e goliardie varie si torna a casa soddisfatti. E'stata come averla vinta. E il giorno dopo il Corriere dello Sport dedica la prima a Totti definendolo "Spettacoloso". Nell'epoca dei "petalosi" e delle curve vuote un pò di rimpianto c'è.
Notte romanticissima di Champions al Bernabeu. E allora, in questa vigilia, niente di meglio che riunire in un unico post le rubriche Ipse Dixit, C'est la Champions, Adavenì lo stadio, Anche i Ricchi Piangono. Mattatore della serata non può essere altrimenti che James Pallotta, tornato a Roma dopo un secolo per risolvere la querelle con il Capitano (ma si sono incontrati?) e per sganciare due battute delle sue. Una riguardo allo stadio, l'altra riguardo il Real Madrid.
A riportare un minimo di sobrietà è stato come al solito Lucianone Spalletti che ha pubblicamente invocato maggiore vicinanza da parte del Presidente a giocatori e tifosi. Quello che in fondo durante in questi cinque anni abbiamo pensato un pò tutti ma che alla fine in pochi sono stati capaci di dire. Tuttavia, comunque vada a finire, quel basta soltanto "un gol" rievoca sogni e parabole romanzesche dal sapore di una volta. Almeno quelle, una volta tanto, nella consapevole impossibilità dell'impresa, ce le concediamo.
Video da forzaroma.info
QUEL "MINESTRARO" DI RANIERI....pt 4
Aggiornamento della sempre più incredibile epopea di Claudio Ranieri e del suo Leicester. Le volpi guidate dal tecnico testaccino, vittoriose nell'ultimo turno in casa del Watford, sono sempre più in testa alla classifica di Premier League con 60 punti. Il distacco dal Tottenham, secondo in classifica, è di 5 punti, complice il pari tra Spurs e Arsenal nel North London Derby. Seguono i Gunners a 52 e il Manchester City a 50. La leggenda potrebbe davvero essere dietro l'angolo.
LA RIVINCITA DI SDENGO
Ma attenzione anche a quello che sta combinando Zeman in Svizzera. Se da una parte è vero che in campionato le cose non vanno decisamente bene (penultimo a +1 sul fanalino di coda Vaduz) seppur con l'ampia giustificazione di una rosa davvero scarsa in cui anche il pòro Piris sembrerebbe il fratello di Dani Alves, in Coppa il Lugano ha stupito tutti guadagnandosi addirittura la finale che si terrà a maggio contro lo Zurigo. E per celebrare la piccola, ma per noi, significativa impresa del Boemo, lo incitiamo come soltanto lui, ai tempi della sua panchina romanista 2.0, in uno spot pubblicitario, sapeva farci sognare ad occhi aperti ... Daje!
Espugnare il "Marassi"
non è mai stata una missione troppo facile per i colori giallorossi. Sia contro
la Samp, sia contro
il Genoa. Per quanto riguarda la cronologica novela dei match disputati nella tana del Vecchio
Grifone il coefficente di difficoltà si è sempre rivelato molto alto perfino
quando la Roma
di Liddas, in una gloriosa giornata di maggio dell'83, conquistò il secondo
scudetto proprio sul campo genovese dopo aver impattato per 1 a1. A quella pagina fecero
seguito, tra gli alti e bassi calcistici dei genoani, i gol di Nippo Nappi,
romanista sfegatato che amava vendicarsi contro la sua squadra del cuore, quelli
di Palacio e di Patatino Paloski, autori di un’incredibile “remuntada” che
segnò la fine di Claudio Ranieri, quello all’ultimo minuto del modesto Pavel
Kucka il quale tirò un irrispettoso e glaciale sgambetto all’altezzoso Luis.
Pertanto, poche partite hanno
quel non so che di romantico e calcisticamente magico come quel Genoa – Roma 2 a4 in cui trasuda ancora oggi tutto
il perverso fascino di Zeman II, una romanzo sportivo pieno di eroi negativi
quanto affascinanti. L’inizio di gara è a dir poco devastante per i giallorossi.
Un film horror con la squadra di De Canio già sul 2 a 0 dopo un quarto d’ora di
gioco grazie agli acuti del solito Kucka e a Jankovic (che colpisce pure un
legno). Il Boemo rimane ovviamente imperturbabile come un ghiacciolo lasciando le
urla e gli sbracciamenti al fido Cangelosi. Il medico gli ha imposto pure di
non fumare più in panca e quindi il Maestro non può neanche rompere la tensione
ricorrendo al suo hobby preferito dopo il calcio. Si teme un’imbarcata
umiliante come già avvenuto qualche giorno prima in casa della Juve ma,
improvvisamente, avviene uno di quei paradossi calcistici che possono
verificarsi, nel bene e nel male, soltanto con Sdengo seduto in panchina. Tutto
d’un tratto er pòro Piris si ricorda
di essere un giocatore di pallone e lancia Totti in area, girata di destro al
volo del Capitano e un ormai bolso Frey è battuto.
Sono passati soltanto 27
minuti di gioco ma l’impressione sempre più nitida è quella di ritrovarsi di
fronte a una partita di quelle pazze. 44’: la Roma continua a premere e questa volta è Totti a
ricambiare il favore innescando Pirissetto che, di prima, centra in area per
Osvaldo. Un mezzo Scorpione e Frey va di nuovo a raccoglier palla in fondo al
sacco. 2 – 2! Non sto vedendo la partita ma, avvertito il boato al di fuori del
ristorante in cui sto cenando, mi affido alla radio del mio cellulare e quando
ascolto il risultato mi rendo conto che era la Roma a star sotto di due gol. Secondo tempo: il
Genoa accusa il colpo e il calcio di Zeman si propaga nel rovente ambiente di
Marassi come l’acqua impetuosa scaturita da un tubo rotto dalla pressione della
stessa. Al 56’angolo battuto da Florenzi. Ne viene fuori una palla pennellata sul
capoccione di Osvaldone che buca la porta del Grifone per la terza volta. Una
sconfitta già scritta che si trasforma in una inaspettata “remuntada” giallorossa.
“Feliz dia mà!Te amo” recita la maglia che l’ariete argentino porta sotto la
casacca. Gli auguri di compleanno alla madre. Sicuramente portano meglio del “Vi
ho purgato anch’io” esposto in un derby. Zeman continua a rimanere glaciale. Tutti
gli saltano addosso, persino quella sfinge di Stekelenburg, un pò come quando i
bambini salgono a far bisboccia sopra una quercia rugosa e piena di saggezza ma
lui è lì. Fermo e monoespressivo. Non è finita. A fargli da contraltare ci
pensa il campo, il gioco, la velocità, le verticalizzazioni che fino a quella
sera erano latitante in quello spicchio iniziale di stagione. Il Vecchio
Grifone tracolla e, rimasto in dieci per un infortunio occorso a Borriello, va
definitivamente ko sul sinistro al volo di Erik Lamela che blocca lo score sul
definitivo 2 a
4. Marassi è espugnato e io mi ritrovo in fuga dal ristorante alla disperata
ricerca di qualche highlight della partita con buona pace della mia compagna
laziale. A quel Genoa – Roma seguirà qualche sconfitta cocente (Parma e Lazio
su tutte), un filotto vincente culminato nei quattro gol rifilati al Milan all’Olimpico
fino all’ammutinamento e alla disastrosa papera di Goicoechea contro il
Cagliari che porrà la mesta fine al sogno proibito di Zeman II.