martedì 8 dicembre 2015

INFOGRAFICHE: IL CENTRAVANTI

Con gli infortuni contemporanei di Gervinho e di Salah, gli uomini che, di fatto, finora hanno tenuto a galla le sorti di Rudi Garcia, si ripropone con insistenza il dilemma del centravanti, del "numero 9" che in questi ultimi anni ha tenuto spesso banco in casa giallorossa.

L'oneroso acquisto estivo di Edin Dzeko sembra ancora non ripagare le speranze che società, tecnico e tifosi hanno riposto in lui. La casella dei gol siglati in campionato dall'ariete bosniaco ex Manchester City è infatti ferma a quota 3 ma quello che lascia finora perplessi è la quantità di occasioni sciupate, specialmente a porta vuota, dal giocatore. Sprechi che non si addicono ad un uomo d'area della sua esperienza.

Facendo un piccolo flash sugli ultimi anni di vicende romaniste, il dilemma del centravanti ha rappresentato più o meno una costante. Dall' infografica si evince che il bomber più prolifico (e probabilmente più dotato tecnicamente) è stato proprio Pablo Daniel Osvaldo con 27 reti in due stagioni senza coppe europee, inframezzate da qualche infortunio e da tante, troppe polemiche le quali hanno compromesso la carriera dell'italo argentino in maglia giallorossa.

Discorso diverso per Mattia Destro, discusso e bollato con l'etichetta di "pippa al sugo" dopo un primo anno praticamente non giocato a causa di un lungo stop, un secondo in cui è andato in gol per 13 volte e uno scampolo di stagione prima del trasferimento al Milan nella quale ha infilato la palla in rete in 5 occasioni. Il totale, per "Il Sallucchione" parla di 24 reti e di tante polemiche legate al carattere e all'applicazione in campo.

Adesso l'onere di invertire la tendenza tocca proprio a Dzeko, nonostante il bosniaco non stia rivelando ancora il profilo che renda giustizia al numero 9 stampato dietro la maglia. Colpa del modulo di Garcia o di una tradizione che da diversi anni non vede approdare a Roma un bomber da almeno 15-20 gol stagionali, il cosiddetto "spaccaporta"? Dite la vostra....

domenica 6 dicembre 2015

TORINO - ROMA 1 - 1



Torino - Stadio Olimpico - Sabato 06 Dicembre 2015 ore 15:00
SERIE A - 15 Giornata
TORINO - ROMA 1 - 1
TORINO Padelli; Bovo, Glik, Moretti; Bruno Peres, Acquah, Vives, Baselli (dal 24' s.t. Benassi), Molinaro (dal 41' s.t. Martinez); Quagliarella (dal 21' s.t. Maxi Lopez), Belotti (Castellazzi, Ichazo, Zappacosta, Gazzi, Jansson, Amauri, Prcic, Pryyma): All. Ventura.
ROMA Szczesny; Florenzi, Manolas, Rudiger, Digne; Pjanic, De Rossi, Nainggolan (dal 26' s.t. Vainqueur); Iago (dal 40' s.t. Torosidis), Dzeko, Gervinho (dal 25' p.t. Iturbe) (Lobont, De Sanctis, Castan, Keita, Gyomber, Emerson, Uçan, Di Livio, Sadiq). All. Garcia.

ARBITRO Damato di Barletta. MARCATORI: 82'Pjanic, 45'+3' Maxi Lopez rig.


LA SOLITA STORIA...

...squadra senza idee, senza mordente e incapace di blindare anche il minimo vantaggio a meno di dieci minuti dal termine. La Roma torna dalla rognosa trasferta di Torino con un punticino in tasca e la consapevolezza di non poter tenere il passo delle prime della classe. Peccato perchè in una gara nella quale a dominare è principalmente il freddo che si abbatte sul Comunale, sono proprio i giallorossi a passare in vantaggio con l'unica conclusione pericolosa della partita, una punizione di Pjanic la cui traiettoria dai 30 metri sfugge a tutti, Padelli incluso. L'orologio segna il minuto '82 di una prestazione come al solito molto al di sotto delle aspettative in cui i buoni propositi non sono materializzati in gol. Dopo il consueto inizio di pastafrolla durante il quale il redivivo Sczeszny è chiamato al miracolo per negare il gol a un Toro grintoso ma tecnicamente non eccelso, in casa giallorossa il gioco latita di brutto (nel primo tempo zero tiri in porta). L'unico episodio a provocare un minimo di sussulto è purtroppo l'infortunio di Gervigno, il quale tornava proprio oggi da un mese di stop. Per l'ivoriano un ennesimo risentimento muscolare che, con molta probabilità, lo terrà out dalle due gare da dentro o fuori contro Bate e Napoli. Con buona grazia dello staff medico che aveva dato l'ok al rientro.

La coperta è corta, ormai lo sanno pure i sampietrini. Quindi, ecco in campo Iturbe, autore di una prestazione ai limiti del grottesco.Su tante palle ahinoi strusciate, l'argentino si fa notare soltanto nella ripresa quando riesce finalmente ad azzeccare una conclusione degna di nota. Peccato, però, che qualcuno dovrebbe spostargli la porta di un paio di metri. Per il resto tanta confusione e, col passare dei minuti, tanto nervosismo: Digne perde il confronto con Bruno Peres, Florenzi da qualche settimana è visibilmente in flessione, Nainggolan decente ma menone, De Rossi non brilla, Iago sembra più un Falchetto che un rapace. E poi c'è Dzeko...bravo coi piedi, spesso utilissimo come pivot ma il bosniaco continua a mancare gli appuntamenti col gol. Probabilmente il modulo di Garcia lo tiene, a nostro parere, troppo lontano dalla porta finendo per penalizzarlo ma è pur vero che oggi fallisce un altro gol di testa, specialità che dovrebbe rappresentare il suo piatto forte.

Arriviamo così all'82' quando Pjanic decide di accendere un cerino in un paesaggio tenebroso portando in vantaggio la Roma con un calcio di punizione dalla parabola inimmaginabile che fa secco Padelli sul palo più lontano. Per il bosniaco si tratta del settimo sigillo stagionale mentre noi pregustiamo una vittoria tanto rubacchiata quanto preziosa. Ma con la Roma non bisogna mai illudersi e così si arriva al secondo minuto di recupero su quattro concessi dall'arbitro. Il clima è quello consueto da cavalleria rusticana. Ventura non ci sta a perdere e suona la carica ai suoi. Maxi Lopez tenta l'incursione alla disperata...uno, due..quattro passi in area. Sull'argentino ci sono addirittura due uomini: Rudiger e Manolas. Non bastano, perchè la "fatal cazzata" si materializza all'istante. Il tedesco si ferma all'improvviso alzando la testa al cielo come San Paolo fulminato sulla via di Damasco. Il greco interviene di slancio sulla palla, che esce in calcio d'angolo, e poi colpisce la gamba dell'avversario. Damato non ha dubbi: è rigore. Secondo noi il penalty è molto dubbio. Purtroppo non ha dubbi nemmeno Maxi Lopez il quale, a un minuto dalla fine, riaddrizza lo score per i granata.
Morale: una prestazione davvero brutta che, purtroppo, rimarca ancora una volta la scarsa duttilità tattica di Rudi Garcia e lo scarso spessore tecnico e psicologico di alcuni protagonisti in campo. Un trend negativo già registrato contro Bologna, Barca e Atalanta. Occhio, però: il Bate Borisov e il Napoli sono alle porte e nonostante sia ancora Dicembre, a causa delle tante difficoltà fin qui mostrate dai giallorossi, siamo già costretti a parlare di partite che valgono una stagione. Partite che, assaporato l'andazzo delle cose, dovranno essere affrontate al 110% se si vuole evitare un doloroso fallimento. Speriamo bene.

LA STAMPA



IL MESSAGGERO - Garcia: "Il rigore non c'era ma è anche colpa nostra" «L’episodio del rigore decisivo? Questo pareggio è anche colpa nostra perché alla fine della gara potevamo gestire meglio il vantaggio, potevamo fare il secondo gol ma sembra che Manolas prenda la palla. Può succedere ma è un errore pesante perché sono due punti persi per noi, adesso dobbiamo solo pensare alla prossima partita. Squadra convalescente per il momento di difficoltà? Nel primo tempo eravamo troppo contratti, nella ripresa abbiamo fatti meglio, abbiamo avuto sempre la palla e abbiamo creato tanto per poter segnare più gol. Il gruppo ha ritrovato la sua compattezza? Bastava essere nello spogliatoio per capire, c’era chi urlava, chi era arrabbiato, erano molto delusi i ragazzi come me, ma sul piano della coesione e del gruppo abbiamo dimostrato di essere una squadra vera. Mi aspettavo questo impegno dei ragazzi. La situazione di Gervinho? Non so come stia, vedremo domani. Era guarito altrimenti non avrebbe giocato. Era previsto giocasse solo un tempo e ho preferito inserirlo subito. Speriamo non sia niente di grave, non sono pentito di averlo schierato, lo rifarei. I singoli devono dare di più? Per venire qua e fare un pressing alto vuol dire che abbiamo fiducia nei nostri mezzi. Sappiamo le partite chiuse le risolvono o i calci piazzati o le giocate dei singoli. Cercheremo di migliorare su questi aspetti già da mercoledì. Cosa ci manca per vincere lo Scudetto? Il nostro obiettivo è di lottare per i primi posti. Abbiamo perso altri due punti, per fortuna siamo ancora nel girone d’andata e anche la Champions ci toglie un po’ di energia. Dobbiamo sfruttare le opportunità per vincere le gare e oggi non l’abbiamo fatto»

IL MESSAGGERO - Roma, è arrivato Pallotta: "Sono un pò arrabbiato. Ho in programma diversi incontri. Le cose si aggiusteranno"
Queste le prime dichiarazione del presidente Pallotta appena atterrato a Roma all'areoporto di Ciampino. Non ho visto il match, ero sull’aereo,. Bel rigore... (ironico). Sono un po’ arrabbiato, ho in programma diversi incontri sia per il nuovo stadio che con il Prefetto Gabrielli. Le cose si aggiusteranno»

TUTTOSPORT - Garcia:" Errore pesante sul rigore. Ci toglie due punti". Ventura: "Rigore difficile da giudicare"


IL FILM DELLA PARTITA

La partita si dimostra subito ostica. Nel primo tempo la Roma non tira mai in porta. Qui Nainggolan è contrastato da Glik

Sczeszny e Rudiger anticipano Belotti e Quagliarella

Dopo 82 minuti di nulla Pjanic realizza la punizione che porta in vantaggio la Roma

Ma a un minuto dalla fine un generoso rigore concesso da Damato ai granata permette a Maxi Lopez di realizzare il definitivo 1 a 1.

Finale: Dzeko esce a testa bassa. Immagine simbolica di una brutta Roma che vede allontanarsi la vetta mentre la Juve è ormai a -1

Al 23' Gervinho, rientrato oggi dopo un mese di stop, deve lasciare il campo per una ricaduta muscolare. Sicuramente anche la fortuna non sta aiutando la squadra di Garcia.

L'intervento di Manolas su Maxi Lopez sembra sul pallone. Damato concede il rigore.

VIDEO


0 - 1: Pjanic

giovedì 3 dicembre 2015

ANCHE I RICCHI PIANGONO...#2

"Anche i ricchi piangono" era una rubrica già presente  sul nostro blog fatto male dal 2012 al 2013. Adesso ha l'intenzione di riproporsi come i peperoni trattando le vicende giallorosse col sottotitolo Telenovelas da Trigoria. 


LE CAROTE


Settimana difficile quella di avvicinamento alla trasferta di Torino contro i granata e al match decisivo di Champions League contro il Bate Borisov. Alla luce del big match di lunedì tra Napoli e Inter, dimostratesi di un altro spessore rispetto alla Roma vista contro l'Atalanta, la risposta di una tifoseria già irritata dalla nota storia della Curva Sud non si è fatta attendere. Quasi immediata la risposta di Walter Sabatini che ribadisce: "Le carote non sono nel nostro menù". E nell'occasione il ds coglie anche l'occasione per allontanare ogni ipotesi sul ritorno di Benatia in giallorosso, definito "Impossibile".



"FLORENZAO" AL PREMIO PUSKAS

Tra tante notizie poco felici arriva quella lieta della candidatura di Alessandro Florenzi al Premio Puskas 2016, riconoscimento FIFA per il gol più bello dell'anno. Naturalmente il gol in lizza è quello realizzato contro il Barcellona nella gara di andata. Con "Florenzao" in lizza per il premio ci sono anche Messi e Wendell Lira. In bocca al lupo.



CENA SABATINI - RAIOLA

Il signore che vedete qui sopra è Mino Raiola, considerato il più forte procuratore del mondo. Tra i suoi assistiti figurano nomi come Ibrahimovic e Balotelli. E' venuto a Roma per incontrare Sabatini, il quale si sentirebbe in dovere di apportare qualche "correzione" alla rosa. Da quanto trapelano i media,però, non si sarebbero fatti nomi da top. Quindi state tranquilli: Ibra non arriva. Lo stesso Raiola ci ha scherzato sopra: "Non farò affari con la Roma, non ha soldi". Scherzi a parte, si sarebbe sondato il terreno per Afellay (ex astro nascente olandese andato all'Atletico Madrid e mai esploso) e del marocchino in forza al Brescia M'Haidat. Entrambi giovani e ottimi prospetti. In sintesi sempre la solita solfa.


mercoledì 2 dicembre 2015

CHE FINE HA FATTO....KJAER IL VICHINGO


Il danese Simon Kjaer rappresenta uno dei degli enigmi più grandi della contemporanea storia giallorossa. Il giocatore arriva a Roma dai tedeschi del Wolfsburg (in prestito) nell'estate 2011 sotto l'ala protettrice del neo ds Sabatini con cui aveva già brillantemente lavorato al Palermo. Di lui si dice un gran bene anche alla luce dell'ottima esperienza in rosanero che successivamente lo ha fatto esordire in Bundesliga, dove però è reduce da una stagione con poche luci e qualche ombra di troppo. "Kjaer è forte" - garantisce Sabatini- "ha fatto un primo anno spettacolare a Palermo. Deve trovare il suo equilibrio definitivo". In molti gli danno credito.



Sul campo però le cose vanno diversamente. Il vichingo, spesso titolare accanto a Heinze o a Burdisso, si dimostra lento e impacciato, in pratica la controfigura del difensore col vizio del gol ammirato alla Favorita giusto un paio di stagioni prima. Forse l'aria di Germania non gli ha fatto bene, tant'è che la conferma dei cattivi presagi arriva nel derby d'andata quando il danese, con la Roma in vantaggio, fa un liscio clamoroso su Brocchi lanciato in area per poi stenderlo. Rigore per la Lazio ed espulsione per il romanista che lascerà la squadra in inferiorità numerica per tutto il secondo tempo. Per la cronaca, la Roma finirà per perdere quel derby.



Le partite successive confermano il trend negativo e il difensore n.44 darà più di qualche diavolo per capello a Luis Enrique. Memorabili i suoi svarioni contro l'Udinese e nella gara di ritorno contro il Milan dove finirà letteralmente "ciancicato" da Ibrahimovic, che vincerà da solo la partita. Indimenticabile anche il commento di un tifoso che lo apostrofa dicendo: "Ahò...ma stò Kìar pare che c'ha n'a bomba a mano in mezzo ai piedi al posto der pallone".



A fine stagione il danese non viene riscattato e torna al Wolfsburg nonostante i giornali testimonieranno più volte i suoi tentativi di tornare a Trigoria (con titoli del tipo Kjaer: "Voglio tornare alla Roma per rimanerci"). Per fortuna, nulla di fatto. La carriera del nostro prosegue con un altro anno in Germania (22 presenze 2 gol) per poi trasferirsi al Lille, l'ex squadra di Rudi Garcia. In Francia le cose vanno meglio e Kjaer strappa pure qualche gettone in Europa League dove segna un gran gol su punizione ai russi del Kuban Krasnodar.

Poi, quest'anno, dopo 66 presenze e 1 gol in Ligue 1, il trasferimento in riva al Bosforo, destinazione Fenerbahce. In Turchia finora colleziona soltanto 3 presenze. Ma sotto sotto si vocifera che il buon Simon sogni ancora la maglia giallorossa della Roma.   

martedì 1 dicembre 2015

DOSSIER: 4 ANNI DI RIVOLUZIONI A VITTORIE 0


Dopo aver assistito al big match di ieri sera tra Napoli e Inter, paragonando le prime della classe alla Roma vista contro il Barcellona e contro l'Atalanta, ritengo naturale avvertire un amarognolo retrogusto in bocca. Pur essendo ancora a Novembre ci sembra ormai che il campionato da vincere per mancanza di avversari stia prendendo invece la consueta piega del fallimento molto anticipato. Squadra arrendevole, errori tecnici e tattici, uscite scomposte nelle dichiarazioni da parte di allenatore e dirigenti, un tecnico che rischia di non mangiare il panettone, un Presidente che non si vede a Roma da più di 160 giorni, uno stadio ormai simile a una chimera, infortunati a iosa, contestazioni che stavolta, complice anche la situazione Curva Sud, potrebbero diventare roventi. 

Eppure, a nostro parere, a Trigoria la chance di costruire una squadra forte in quattro anni c'è stata. Soltanto che la società non ha colto o forse non ha voluto cogliere il modus aedificandi di un grande organico. 

Prendiamo ad esempio il Napoli, che comunque ha rinunciato ai suoi uomini di punta, Cavani e Lavezzi, per rimpinguare le casse dopo un miniciclo da Champions League esauritosi perchè ancora gli azzurri non erano una grande squadra. Ebbene, dopo lo smantellamento dell'attacco, si è mantenuto Hamsik (lo voleva l'Inter) e i proventi dalle cessioni eccellenti sono stati investiti su un bomber vero (Higuain) in calo nel Real Madrid ma ancora giovane per potersi ricostruire una grande carriera a suon di gol in Italia e per diventare un uomo squadra a 360 gradi alle pendici del Vesuvio. 

Lo stesso Higuain, non venduto da De Laurentis la scorsa estate al termine di una stagione deludente e nonostante le perplessità del giocatore, è stato invece supportato (senza invidie o malelingue) dagli ottimi comprimari quali Insigne, Callejon, Mertens, Ghoulam mentre, al tempo stesso, si è iniziato ad aggiungere un piccolo tassello dove serviva per far girare sempre meglio l'ingranaggio in ogni reparto. Rafael non ha convinto? Torna Pepe Reina. Maggio invecchia? Ecco Hysaj. Jorginho stenta? Ci pensa Allan. La difesa era il punto debole dello scorso anno? Avanti con Chiriches che può addirittura fare pure il panchinaro di lusso. Benitez ha fatto flop? Chiamiamo uno tra i migliori tecnici dell'ultima stagione, uno preparatissimo, che ha voglia di lavorare sodo e che parla poco, uno che il calcio italiano lo conosce a fondo perchè viene da una gavetta sui campi di provincia durata anni. Infine il Presidente: De Laurentis non sarà simpatico ma almeno è presente nel bene e nel male e ha avuto la dignità di dire: "Rimaniamo al San Paolo" senza strombazzare proclami ai quattro venti  con le vittorie e lo stadio nuovo. Forse, alla fine della storia, il Napoli non vincerà lo Scudetto perchè troppo Higuain dipendente, ma siamo convinti che il lavoro svolto dalla dirigenza è stato corretto. Le Coppe nazionali meritatamente conquistate sul campo corroborano le nostre ipotesi.

Veniamo invece alla Roma americana, presentatasi fin dal primo anno con strombazzi e proclami:

  
l'impianto consegnato a Luis Henrique (non lo guardiamo adesso al Barcellona con il MSN; nel 2011 era semplicemente un tecnico che fino ad allora aveva allenato la squadra Primavera, che ignorava le regole del calcio italiano e che, invece, è stato incoscientemente buttato nella mischia della Serie A) è composto da giovani promettenti ma poco combattivi (Lamela, Bojan, Pjanic, Borini, l'unico grintoso che sarà sacrificato in nome della plusvalenza), da un bomber pure bravino ma sregolato per essere un uomo squadra (Osvaldo), da alcuni veterani bolliti (Gago, Heinze, Pizarro, Perrotta, Taddei, Burdisso), e da diversi inadeguati (Stek, Kjaer, Jose Angel, Rosi). Ovvio riporre tutte le speranze sul solo Totti.



2012: l'anno di Zeman II, fatto tornare alla Roma anche per acquietare i bollenti spiriti di una tifoseria umiliata per tutta la stagione precedente. La vecchia guardia, tranne il Capitano e DDR, è ormai tutta smantellata e, senza coppe europee da disputare, si comprano speranze o qualche buon giocatore. Non uomini scudetto. Arrivano Balzaretti, che non mantiene le aspettative dopo l'ottimo europeo, Destro, stellina del Siena dal carattere volubile, il discreto Castan, il cavallo di ritorno Florenzi ma soprattutto (e qui Sabatini fa il colpaccio) il giovane Marquinhos, l'unico ad avere lo spessore giusto per far cambiare marcia alla squadra. Il resto sono uomini di secondo o terzo piano: Goicoechea, Bradley, Piris, Taxi, Marchigno. I tasselli dell'anno precedente (Lamela, Pjanic, Osvaldo e Stek) o sono incostanti o deludono o fanno discutere. Risultato: fuori da tutto un'altra volta e Coppa in faccia dalla Lazio.


2013: la svolta. Arriva Garcia e con lui Benatia. Con Marquinhos e Castan sarebbe una difesa da titolo ma il brasiliano è venduto al PSG. Arriva Maicon e finchè regge fisicamente, a destra si va bene. Dopo i primi guai rieccoci a dipendere da figure di secondo piano come Torosidis o Dodò quando si rompe pure Balzaretti. Strootman è un altro uomo scudetto ma la sfiga ce lo porta via a Gennaio. A sostituirlo arriva comunque Nainggolan. Pjanic va a sprazzi. Esplodono Gervinho e Florenzi. Destro sta quasi sempre out per infortunio. La squadra comunque è compatta e la Champions stavolta arriva.


2014: altra cessione che sconquassa un'ottima difesa. Via Benatia, uomo simbolo della prima Roma di Garcia. Al suo posto il secondo noi acerbo Manolas. Castan va fuori per un anno e riecco gli uomini di secondo piano come Mapou e Astori. Sulle fasce, senza Maicon e Balzaretti, è un martirio tra Torosidis e Holebas (terribile). De Sanctis dà segni di invecchiamento, Pjanic ancora a sprazzi e senza Strootman, in mezzo,la coperta è perennemente corta. Il buon avvio di Florenzi, Totti, Destro (ceduto a Gennaio al Milan) e Ljajic tiene a galla i giallorossi che però, dopo la pausa di Natale,si sgonfiano conquistando la Champions soltanto per un mezzo miracolo nel derby. 

Il 2015 lo abbiamo tutti sotto agli occhi...speriamo soltanto di sbagliarci e di chiedere scusa per quanto scritto sopra.

lunedì 30 novembre 2015

ROMA - ATALANTA 0 - 2



Roma - Stadio Olimpico - 29 Novembre 2015 ore 15.00
SERIE A - 15 Giornata

ROMA - ATALANTA 0 - 2

ROMA De Sanctis; Florenzi (dal 25' s.t. Maicon), Manolas, Castan, Digne; Pjanic, De Rossi, Nainggolan; Iturbe (dal 38' s.t. Torosidis), Dzeko, Iago (dal 17' s.d. Sadiq) (Szczesny, Gyomber, Rudiger, Emerson, Vainqueur, Uçan, Keita, Di Livio, Tumminello). All. Garcia.

ATALANTA Sportiello; Raimondi, Paletta, Stendardo, Brivio; Grassi, Cigarini (dal 27' s.t. Migliaccio), Kurtic (dal 39' s.t. De Roon); Moralez, Denis, Gomez (dal 44' s.t. Cherubin) (Bassi, Radunovic, Masiello, D'Alessandro, Estigarribia, Conti, Monachello). All. Reja.
ARBITRO Calvarese di Teramo.
MARCATORI Gomez al 40' p.t.; Denis su rig. al 36' s.t.


PICCOLI PICCOLI

Adesso non si tiri in ballo l'alibi del Barcellona. Purtroppo nella gara casalinga contro l'Atalanta , importantissima per non perdere contatto con le prime della classe e per riscattare la figuraccia del Nou Camp, la Roma non si dimostra all'altezza ed esce meritatamente sconfitta da un Olimpico semivuoto ma prodigo di fischi e cori verso l'undici di Rudi Garcia.
Indubbiamente rimanere per un mese senza Gervinho e Salah, gli uomini più imprevedibili e finora decisivi per le sorti romaniste, si è rivelato tragicamente decisivo ma perdere altri punti fondamentali nella corsa scudetto sta forse a significare, al di là degli errori dell'allenatore, che le alternative scarseggiano (nel finale addirittura il Primavera Sadik in campo) o comunque non sono di prima qualità .
E così nel giorno dei rientri di Castan e di De Rossi, contro un'Atalanta tosta, accorta in difesa con Paletta e Stendardo e pronta alla ripartenza sfruttando la gagliardia tecnica del Papu Gomez, la Roma sbaglia praticamente tutto.
Errori tecnici, di posizione, di concentrazione, solito inizio molle e compassato sono prerogative che non si addicono a una pretendente al titolo. Gli orobici di Edy Reja, d'altra parte, passano alla prima "fatal cazzata" di Digne il cui appoggio maldestro spalanca lo specchio della porta all'implacabile Gomez.
Nella ripresa ci sorbiamo un quarto d'ora di inconcludente carica a salve che rimbalza perennemente sul muro nerazzurro fino al prevedibile patatrac di Maicon (rigore ed espulsione) ed al raddoppio dagli 11 metri del Tanque Denis. 
Parlando di singoli, oggi non si salva nessuno: Digne sfarfallante, Pjanic non pervenuto, Florenzi sbaglia ogni cross, Dzeko pachidermico e inoffensivo (Paletta troneggia), Iturbe inconcludente (ormai sono finite anche le speranze più flebili), Falque sotto la media, Maicon...sopravvoliamo.
Sinceramente non sappiamo se il campionato sia ancora definitivamente compromesso e quale fine, a questo punto, fará Garcia (anche se le colpe sono strettamente condivise tra il tecnico, Sabatini, Baldissoni e lo stesso Pallotta) ma sicuramente dobbiamo dire con onestà che, al momento, Napoli e Inter sembrano essere compagini nettamente più forti dei giallorossi da ogni punto di vista. La Roma si conferma invece squadra dalla rosa corta e inadeguata, con 17 reti sul groppone, con un gioco inesistente, con una difesa ridicola e, complessivamente, con diversi giocatori che non crediamo possano permettere il salto di qualità auspicato, a inizio stagione, da tutti.
Attenzione perchè se ricominciamo con l'andazzo dell'anno scorso, stavolta, è durissima anche conquistare un posto nell'Europa che conta. La Fiorentina è sempre sopra, la Juve è ormai a -3 e il Milan sta arrivando a -4 (con scontro diretto a Gennaio). Il tutto con Inter e Napoli che nello scontro diretto hanno la possibilità di sganciarsi. Tristezza infinita.

IL FILM DELLA PARTITA

De Rossi,oggi rientrante dall'infortunio, contrasta Papu Gomez

Digne in spaccata su Maxi Moralez. Un errato disimpegno del terzino francese lascia libero Papu Gomez di portare in vantaggio l'Atalanta

Falque cerca di dribblare Grassi sotto lo sguardo di Edy Reja. Per lo spagnolo un'opaca prestazione

Papu Gomez porta in vantaggio l'Atalanta ma decisivo è un errato disimpegno di Digne che permette all'argentino di battere De Sanctis con un gran tiro 

Iturbe salta Stendardo. Il giallorosso ha praticamente sbagliato ogni palla. Il suo futuro sembra ormai essere segnato. 

El Tanque Denis realizza il calcio di rigore concesso per una franata di Maicon su Maxi Morales

Errori nel modulo proposto ed evidenti problemi di gestione della rosa. Rudi Garcia sempre più in bilico mentre l'Olimpico, al fischio finale, urla "C'avete rotto er ca***"

LA STAMPA


ROMA, SERVE ANCELOTTI: Altro tonfo e l'Atalanta passeggia all'Olimpico: 2 a 0. Circolano tantissimi nomi ma in caso di divorzio da Garcia bisognerebbe puntare su Carletto (Corsport)

SABATINI BLINDA IL TECNICO ma decidono Toro e Bate. De Rossi: "Noi con Garcia" (Corsport)

LA ROMA SPROFONDA ALL'OLIMPICO: l'Atalanta vince 2 a 0 sotto una pioggia di fischi (Il Messaggero)
La prima sconfitta casalinga, la terza in questo torneo, ufficializza la crisi della Roma. Dopo la caduta vergognosa contro il Barcellona, il flop inaspettato all'Olimpico contro l'Atalanta. Che vince 2 a 0 con il gol di Gomez nel primo tempo e il rigore di Denis nella ripresa e smaschera definitivamente i grandi limiti tecnici, tattici e psicologici dei giallorossi. Garcia, fischiato dai tifosi più dei suoi giocatori, non ha più il controllo della situazione. La società, nonostante il ds Sabatini lo abbia confermato prima dell'inizio del match, dovrà prendere al più presto una decisione per non buttare al vento anche questa stagione: l'attuale 4° posto è deprimente e al tempo stesso pericoloso.Il francese, nella circostanza, è autolesionista. Come contro il Sassuolo esagera con il turnover che anche stavolta penalizza la squadra. Dentro De Sanctis, Castan, De Rossi e Iturbe, a seguire anche il giovane Sadiq buttato in campo senza un perché. Il gioco non c'è e l'attacco migliore della serie A si ferma per la seconda volta in questa stagione (la prima a San Siro contro l'Inter), con Dzeko sempre più isolato in attacco. Continua, invece, a prendere gol la difesa: 17 in 14 partite di campionato, 16 in 5 di Champions. Sono addirittura 33. Gli interpreti non sono all'altezza e si è capito già da qualche settimana, ma soprattutto la squadra non sa come comportarsi in fase di non possesso palla. Facile per Reja colpire in contropiede: la Roma non fa pressing e gioca sotto ritmo. Lunghissima e quindi vulnerabile. E bocciata dai pochi tifosi dell'Olimpico ormai deserto e irriconoscibile. (Ugo Trani)

GARCIA: "Questa sconfitta non mi abbatte. Io vado avanti". DE ROSSI: "Non cerchiamo alibi o facciamo il botto" (Il Messaggero)

SABATINI: "Momento drammatico . Garcia Resta perchè lo merita" (Il messaggero)nel corso del programma “Serie A Live” in onda su Premium Sport, il ds della Roma Walter Sabatini ha dichiarato : “Eravamo convalescenti dopo una sconfitta difficilissima da metabolizzare come quella di Barcellona e sapevamo che non avremmo messo in campo le nostre migliori qualità ma speravamo di vincere con altri requisiti. Il momento è drammatico, ognuno ha una quota di responsabilità, dobbiamo assumerci responsabilità per correggere la situazione e per tornare a essere protagonisti come lo eravamo quindici giorni fa. Se ho cambiato il mio pensiero su Garcia? L’allenatore sta facendo il suo lavoro bene, non è fortunato. Non è solo lui sul banco degli imputati, ci siamo tutti. Non bisogna individuare un colpevole, non si fa così. Il mister rimarrà alla Roma perché merita la Roma. Siamo rammaricati ma siamo consapevoli che abbiamo le capacità per rimetterci in sesto. E’ l’unica via che consociamo per tirarci fuori. Questo risultato conseguenza della sconfitta e dell’atteggiamento di Barcellona? No, la squadra in questo momento non sta giocando secondo le sue qualità. Prima della sosta l’umore era diverso, eravamo usciti da un momento difficile. Adesso siamo in difficoltà e dobbiamo ripartire. Dzeko troppo isolato in avanti? Non lo so, è un’osservazione tattica che può essere recepita. Noi abbiamo una squadra con molti attaccanti esterni, poi sarà l’allenatore che farà le scelte per far rendere al meglio tutti. Non mi preoccupano le prestazioni di Dzeko che si sacrifica molto per la squadra, è un finalizzatore ma può essere anche un playmaker e rifarei il suo acquisto .”

GARCIA:"Non mollo. Ho altre battaglie da vincere". SABATINI: "Momento drammatico ma resterà" (La Repubblica)

REJA: "Lo spirito della squadra è straordinario" (L'eco di Bergamo)